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29/09/2021 224
PER LA GEN-Z LA RICERCA DEL BENESSERE È PIÙ IMPORTANTE DI UN QUALSIASI LAVORO

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La GenZ è giunta alla maggiore età, all’età del voto e all’età del lavoro. Il suo confronto con il modo dell’occupazione è materia di grande dibattito in particolare per l’approccio che questa generazione di ventenni ha nei confronti del mondo professionale: apparentemente poco ambizioso e subordinato a una visione del mondo che mette la felicità al primo posto, per cui meglio disoccupati che infelici. Tutto questo a fronte di una sempre maggiore richiesta del mercato del lavoro che, invece, li cerca e chiede di mettere a frutto quelli che, da nativi digitali, dovrebbero essere i loro naturali talenti. Secondo le stime del “Rapporto sulle previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2022-2026), Anpal”, si prevede che per i prossimi 4 anni saranno necessari 4 mln di nuovi lavoratori, e che le professioni specialistiche e tecniche rappresenteranno quasi il 41% del totale del fabbisogno occupazionale. Questa tendenza è supportata anche dalla diffusione delle tecnologie di IA e di automazione industriale degli ultimi anni. Come per le competenze digitali, anche il possesso di attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale saranno richieste nel mondo lavorativo. Date queste premesse, è facile capire il motivo per cui le attività lavorative del futuro richiederanno molte competenze nel campo dell’interpretazione dei dati, alle quali si affiancheranno competenze più prettamente legate al mondo digitale e virtuale. E chi meglio della GenZ, nativi digitali per eccellenza, potrà essere in grado di rispondere a queste nuove specificità? Eppure secondo Anpal mancano 38mila giovani per ogni anno di previsione. Per la Generazione Z la felicità e la ricerca del benessere vengono prima de sacrificio lavorativo, obiettivi che devono essere alla base della costruzione dell’ambiente lavorativo. Qui stiamo parlando di una generazione esperta del mondo del digitale con una visione del mondo molto consapevole delle problematiche sociali e un grado di istruzione più elevato rispetto a quello delle generazioni precedenti. I giovani, il cui atteggiamento fluido nei confronti del mondo del lavoro li può far sembrare superficiali, in realtà superficiali non sono affatto. Essi chiedono di essere compresi e accettanti e pretendono di sentirsi bene mentre assolvono ai loro doveri contrattuali, in un ambiente lavorativo inclusivo ed empatico.  E se ci riflettiamo bene, non hanno tutti i torti.