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24/10/2022 218
IL REDDITO SI GUARDAGNA LAVORANDO

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Anche il prossimo Governo dovrà occuparsi della riduzione del cuneo fiscale e contributivo, mantenendo, per tutto il 2023, lo sgravio contributivo al 2% per i lavoratori con redditi inferiori ai 35mila euro; ma dovrà farlo anche con un taglio strutturale alla tassazione sul reddito dei lavoratori.

L’obiettivo è quello di aumentare l’occupazione, incentivando le assunzioni, ma anche i lavoratori a ricercare un’occupazione che possa essere duratura e incentivante rispetto alle misure di sostegno al reddito vigenti. Il disegno più grande è l’aumento del Pil attraverso l’aumento dell’occupazione. Il punto è operare sulla forza lavoro potenziale (disoccupati, inattivi, sottoccupati), partendo dai percettori del Reddito di cittadinanza.

Mai misura di sostegno al reddito era stata così tanto controversa: un salvagente per tanti soggetti a rischio povertà, ma per tanti altri travisata come occasione per vivere alle spalle dello Stato. L’istituto richiede una riformulazione in termini di efficiente politica attiva del lavoro. Con 3 mln di disoccupati e circa 1 mln e mezzo di posti vacanti si può affermare che un disoccupato su due ha possibilità concrete di inserirsi nel mondo del lavoro, a patto però che la misura del reddito possa lavorare attivamente per far si che domanda e offerta si incontrino sul piano della formazione e incentivazione delle competenze necessarie al mondo del lavoro.

Se il reddito di cittadinanza lavorasse soprattutto in tal senso si avrebbe un risparmio della spesa pubblica complessiva finora sostenuta per finanziare l’istituto e una forza lavoro qualificata a disposizione delle imprese. Gli stessi disoccupati sono poco incentivati dalle politiche passive del lavoro oggi in vigore, ma anche da ciò che il mondo del lavoro offre a livello di condizioni economiche e contrattuali. In tal senso la riforma del mercato del lavoro deve praticare una riduzione del costo del lavoro, diretta a migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti e la situazione economica e burocratica delle imprese per combattere povertà ed esclusione sociale e sostenere l’occupazione. Una riforma in ogni caso dovrà riguardare anche il ruolo dei CPI nel collocare i beneficiari oltre che i controlli preventivi sui potenziali aventi diritto.