ADI E SFL. OLTRE IL SUSSIDIO, INVESTIRE IN SERVIZI E AUTONOMIA.
I dati dell’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio INPS aprono una riflessione importante sullo stato del welfare in Italia. Dall’avvio dell’Assegno di Inclusione (ADI) a gennaio 2024 fino a giugno 2026, sono oltre un milione i nuclei familiari che hanno beneficiato di almeno una mensilità della misura, per un totale di circa 2,4 milioni di persone coinvolte. La fotografia scattata dall'ente previdenziale mostra una rete di protezione sociale che, nel corso del biennio, è stata progressivamente rimodulata per intercettare i bisogni delle fasce più esposte alla vulnerabilità economica. Prendendo in esame le rilevazioni di giugno 2026, i nuclei stabilmente beneficiari della misura sono 690mila, con un importo medio erogato pari a 672 euro. L’analisi dettagliata della platea conferma la concentrazione del sussidio verso i nuclei caratterizzati da fragilità oggettive o forti carichi assistenziali: - 366mila nuclei comprendono almeno un componente ultrasessantenne; - 288mila includono persone con disabilità; - 251mila presentano minorenni a carico; -254mila registrano carichi di cura (assistenza a familiari non autosufficienti); - 13mila vedono la presenza di persone in condizione di svantaggio certificato. Questo andamento risente in modo diretto delle novità introdotte dalle Leggi di bilancio 2025 e 2026, che hanno ampliato l'accesso alla misura modificando al rialzo le soglie ISEE e di reddito familiare, introducendo maggiori franchigie per la prima casa, maggiorazioni per i figli e la proroga del contributo straordinario (DL 92/2025).
Se i correttivi normativi hanno avuto il merito di allargare le tutele di fronte al costo della vita, la sfida che le parti sociali e le istituzioni devono affrontare riguarda la traiettoria di lungo periodo di queste famiglie. L'alto numero di nuclei con carichi di cura e con minori a carico evidenzia come l'ostacolo principale all'inserimento lavorativo sia spesso legato alla conciliazione familiare. In quest'ottica si sottolinea che il solo sostegno economico, pur indispensabile nella fase emergenziale, rischia di stabilizzare la condizione di bisogno se non accompagnato da un parallelo potenziamento dei servizi territoriali. Per trasformare la misura di sostegno in un reale percorso di emancipazione e autonomia, il sindacato individua tre direttrici fondamentali su cui concentrare gli investimenti futuri:
- Potenziamento del welfare di comunità: incremento della rete di asili nido pubblici, estensione del tempo pieno scolastico e rafforzamento dell'assistenza domiciliare per anziani e non autosufficienti, elementi cardine per alleggerire i carichi di cura che gravano sulle famiglie (in particolare sulle donne).
- Integrazione delle politiche attive: consolidamento della sinergia tra Centri per l'impiego, agenzie di formazione e parti sociali, per garantire percorsi di riqualificazione professionale mirati e realmente rispondenti alle richieste del mercato del lavoro.
- Qualità dell'occupazione: centralità del contrasto alla precarietà e ai bassi salari, affinché il transito verso il mondo del lavoro si traduca in una stabilità economica duratura nel tempo.
La sfida del welfare moderno si gioca sulla capacità di coniugare la doverosa protezione dei soggetti più fragili con riforme strutturali capaci di generare nuove opportunità di sviluppo e autonomia per i cittadini.
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